L'eccellenza dell'industria tessile italiana è qualcosa che nessun appassionato di moda può ignorare. L'intervista di oggi riguarda un marchio che è riuscito a portare la città di Biella all'attenzione di tutti. Biella si trova ai piedi delle Alpi, la posizione perfetta per la fiorente produzione e lavorazione della lana (e in seguito della seta). Le fabbriche tessili biellesi erano considerate di altissima qualità e hanno preservato il loro patrimonio industriale, producendo ancora tessuti e capi di alta gamma. È qui che è nata Elisa Aramu, ed è qui che è tornata per costruire il suo marchio. Ecco la nostra chiacchierata con lei.
Puoi presentarti ai nostri lettori?
Mi chiamo Elisa Aramù, ho 30 anni e sono nata e cresciuta a Biella, una città del nord-ovest italiano, famosa per la sua fiorente industria tessile. Mi sono laureata in Economia Aziendale presso l'Università di Torino. Da Torino, mi sono trasferita brevemente in Canada per studiare e in seguito mi sono trasferita a Parigi, dove sono rimasta per alcuni anni. Durante il mio soggiorno in Francia ho continuato gli studi e lavorato nel marketing e nel retail. Nel 2018 ho deciso di tornare in Italia per lavorare ad Aramù e ad altri progetti. Dal 2020 mi dedico ad Aramù a tempo pieno. Mi sono anche trasferita di recente a Milano.

Come è nato Aramù?
Aramù nasce dal desiderio di unire la mia esperienza accademica e lavorativa alla mia passione per i tessuti. Avevo l'ambizione di creare un prodotto artigianale di alta qualità, che potesse durare nel tempo.
Con Aramù realizzo capi, soprattutto capispalla, realizzati con tessuti provenienti dalle rimanenze di aziende tessili (specialmente biellesi). Le nostre collezioni sono sempre disponibili in quantità limitate, i modelli sono sempre eleganti, senza tempo e hanno una loro storia da raccontare.
Cosa ha ispirato la filosofia circolare e sostenibile del tuo marchio?
Il mio obiettivo con Aramù è quello di trasmettere l'abilità sartoriale italiana, mostrando la manifattura dei capi e la qualità dei tessuti, in particolare quelli provenienti dal territorio in cui sono cresciuto.
Ho deciso di utilizzare tessuti deadstock perché credo che non trovare uno scopo per materiali di alta qualità sia un vero spreco. I tessuti che utilizziamo non sono difettosi, quindi molte risorse sono già state impiegate per la loro produzione, quindi perché non riutilizzarli? Credo anche che aggiungano più valore al prodotto finito: possiamo realizzare articoli di alta qualità con una disponibilità limitata, aumentandone l'unicità.
La scelta di collaborare con un laboratorio di cucito più piccolo in Piemonte mi consente di seguire e soddisfare da vicino le esigenze dei clienti, garantendo loro un'elevata qualità artigianale, pur rimanendo etica e sostenibile.

Come funziona Aramù?
Per ridurre gli sprechi e ottimizzare l'efficienza produttiva, abbiamo optato per un modello on-demand. Tutti i nostri capi devono essere preordinati. Una volta che un cliente effettua un ordine, ci vogliono circa 4 settimane prima che il suo cappotto sia pronto per la consegna. In questo modo non creiamo mai capi senza conoscere le reali esigenze dei nostri clienti, evitando così la sovrapproduzione.
Testo di Mara Bande